In Italia, ogni anno, si registrano 53mila nuove diagnosi di tumore alla mammella che colpisce una donna su otto: il 30% di tutti i tumori femminili in Italia. 925mila pazienti sono in cura o sono state seguite da, approssimativamente, 256 Breast Unit e 194 centri di senologia attivi e formalmente riconosciuti sul territorio nazionale. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è circa l’88%, tra le più alte in Europa. Nei casi diagnosticati precocemente, supera il 90%. Sono dati incoraggianti, ma non devono far dimenticare che, anche se la mortalità è in discesa da tempo, ogni anno muoiono tra le 13 e le 15mila donne.
Le Società scientifiche redigono Linee Guida e le buone pratiche; la legge Gelli-Bianco e i recenti iter normativi le erigono a perimetro della responsabilità; il management delle liste di attesa le accoglie come standard di appropriatezza nelle prescrizioni e strumento innovativo per calmierare la domanda invece che potenziare, ciclicamente, l’offerta.
Le grandi sfide della sanità contemporanea – prevenzione, cronicità e tecnologia- superano i confini nazionali: sono le sfide che ogni Paese europeo si trova ad affrontare e che, conseguentemente, sempre più beneficiano di strategie condivise a livello internazionale.
Per questo la politica sanitaria assume una crescente dimensione geopolitica: un impegno concertato di regolazione, sviluppo industriale e politiche di salute e innovazione, per sviluppare iniziative comuni che rispondano a criticità e opportunità globali.
La Medicina di Genere si è, storicamente, concentrata sugli elementi biologici che determinano variazioni negli esiti e nell’efficacia di cure, diagnosi, interventi preventivi e trattamenti farmaceutici tra uomini e donne.
Al fianco del sesso, però, esistono molte altre differenze: biologiche e di contesto. L’età è la più diffusa, ma nel modo in cui le persone rispondono, accedono, percepiscono e aderiscono ai trattamenti e alle prestazioni socio-sanitarie hanno un impatto molto importante fattori come l’etnia e la cultura religiosa, l’organizzazione territoriale e la disponibilità finanziaria degli Enti Locali che la sovrintendono. Pesano, moltissimo, la geografia, il design urbano e la disponibilità di trasporti e la qualità di relazione con i sanitari oltre, ovviamente, all’istruzione e al reddito degli interessati e delle interessate.


Una persona su tre dopo i 45 anni è affetto da comorbidità. La prospettiva di una popolazione sempre più longeva affetta da cronicità sempre più prolungate mette in crisi il sistema di finanziamento del SSN.
Parallelamente, il costo sociale e personale di cronicità e del crescente numero di tumori in giovane età è altissimo e pesa ulteriormente su un Welfare state già in forte difficoltà.