La Medicina di Genere si è, storicamente, concentrata sugli elementi biologici che determinano variazioni negli esiti e nell’efficacia di cure, diagnosi, interventi preventivi e trattamenti farmaceutici tra uomini e donne.
Al fianco del sesso, però, esistono molte altre differenze: biologiche e di contesto. L’età è la più diffusa, ma nel modo in cui le persone rispondono, accedono, percepiscono e aderiscono ai trattamenti e alle prestazioni socio-sanitarie hanno un impatto molto importante fattori come l’etnia e la cultura religiosa, l’organizzazione territoriale e la disponibilità finanziaria degli Enti Locali che la sovrintendono. Pesano, moltissimo, la geografia, il design urbano e la disponibilità di trasporti e la qualità di relazione con i sanitari oltre, ovviamente, all’istruzione e al reddito degli interessati e delle interessate.
Tutti questi fattori modificano l’equità e l’efficacia delle cure e della prevenzione. Per questa ragione, la Medicina che era inizialmente nata della differenza tra uomo e donna – e come tale è stata ufficialmente introdotta nel SSN dalla legge Lorenzin 3/2018 – ha iniziato un percorso evolutivo che l’ha portata ad emergere e distinguersi come Medicina delle Differenze.
Cosa comporta questa trasformazione? E quali consapevolezze possono venire veicolate nella formazione universitaria, nell’attività delle Società Scientifiche, nella pianificazione dei servizi socio-sanitari affinché le tante differenze che contano sulla salute e sulla sanità vengano tenute in considerazione nella formazione del personale, nella cultura dei cittadini e nell’organizzazione ed erogazione dei servizi?
Un incontro ad ampio respiro tra scienza, comunicazione, università e governance sanitaria per fare un passo in più verso una sanità e una prevenzione davvero personalizzate, globali e proattive.