Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha rappresentato per il Servizio Sanitario Nazionale una considerevole iniezione di risorse: 15,63 miliardi di euro destinati a prossimità, digitalizzazione, tecnologie, ricerca e competenze. Ora che il ciclo degli investimenti si è concluso, la domanda fondamentale è: cosa resterà operativo?
L’edizione 2025 di Welfair ha evidenziato un consenso ormai solido: l’umanizzazione delle cure non è soltanto un valore etico e relazionale, ma un fattore di sicurezza, efficacia ed efficienza. La qualità della relazione terapeutica incide sull’aderenza ai trattamenti, sulla riduzione degli errori, sui tempi di recupero e sulla prevenzione del burnout. Per questo deve diventare una strategia di sistema, da organizzare, misurare e governare.
La sfida per il 2026 è comprendere perché, nonostante le evidenze, l’umanizzazione fatichi ancora a trasformarsi in una pratica strutturata e scalabile. Il primo nodo riguarda la crisi degli operatori. In un SSN segnato da carenza di personale, abbandoni e difficoltà di attrazione, non è possibile migliorare l’esperienza del paziente senza occuparsi anche di quella di chi cura. Un sistema realmente umanizzato deve creare condizioni di lavoro in cui ascolto, empatia e relazione siano sostenibili nel tempo.
Nel 2025 la spesa per la sanità digitale in Italia ha raggiunto 2,7 miliardi di euro (+9% in un anno) e gli investimenti specifici in intelligenza artificiale e analytics sono passati da circa 121 milioni del 2022 a 228 milioni: quasi +90% in tre anni . Eppure solo il 30% dei medici dichiara di aver ricevuto una formazione sull’AI e appena il 2% degli specialisti possiede competenze considerate buone o ottime. È in questo scarto — molte risorse, poche persone pronte a usarle — che si decide, oggi, il futuro dell’AI in sanità, assai più che nelle promesse o negli allarmi che ne accompagnano il racconto pubblico


A cura del Gruppo di Lavoro Osservatorio per l’AI in sanità
C’è molta incertezza sull’applicazione dell’AI in sanità, a partire dalla definizione stessa di cosa sia, davvero, l’AI sanitaria. Il nome è fuorviante: dietro un’unica etichetta convivono applicazioni profondamente diverse — diagnostica per immagini, supporto alle decisioni cliniche, refertazione automatizzata, gestione operativa, telemedicina, robotica — ciascuna con competenze, infrastrutture e inquadramenti legali propri.
L’intelligenza artificiale in Sanità rappresenta una nuova frontiera e una rivoluzione in itinere, con impatti reali su diagnosi, cura, efficienza e sostenibilità. Ma sono molte le azioni di governance necessarie per accompagnarne l’introduzione. Regole, strumenti di valutazione, limiti di sicurezza, sensibilizzazione e formazione del personale e dell’utenza, trasparenza dei processi decisionali e confini di responsabilità: tutto è in fase di costruzioni.
Se “la nuova idea di anziano” viene condivisa e valorizzata dalla società, anche le politiche, i servizi e le opportunità si adatteranno, per supportare questa visione rafforzando il concetto di invecchiamento positivo e in salute
Da ospedale a territorio non cambia solo il setting. È il profilo stesso delle professioni, la formazione, e la relazione multidisciplinare che deve adattarsi. L’innovazione organizzativa della sanità territoriale richiede una ridefinizione profonda di ruoli, competenze e modelli di lavoro in team, superando il paradigma ospedaliero.