Ogni giornata in corsia o in ambulatorio si scontra con un tempo sempre più frammentato, conteso tra assistenza diretta e adempimenti che allontanano dal paziente. Moduli, tracciamenti e procedure amministrative si sono moltiplicati, fino a sottrarre minuti fondamentali alla relazione di cura e alla personalizzazione delle terapie.
Un Servizio Sanitario Nazionale all’altezza delle sfide del presente richiede professionisti preparati non solo sul piano clinico, ma anche su quello manageriale, organizzativo e relazionale. Il passaggio da ospedale a territorio, in particolare, non cambia solo il setting. È il profilo stesso delle professioni, la formazione, e la relazione multidisciplinare che deve adattarsi. L’innovazione organizzativa della sanità territoriale richiede una ridefinizione profonda di ruoli, competenze e modelli di lavoro in team, superando il paradigma ospedaliero. Ci sono nuove figure (infermiere di famiglia e comunità) nuove prestazioni (telemedicina e tele-monitoraggio domiciliare), nuove strutture (Case di Comunità) e nuovi ambiti di cura (Medicina di prossimità).
A cura del Gruppo di Lavoro Osservatorio per l’AI in sanità
C’è molta incertezza sull’applicazione dell’AI in sanità, a partire dalla definizione stessa di cosa sia, davvero, l’AI sanitaria. Il nome è fuorviante: dietro un’unica etichetta convivono applicazioni profondamente diverse — diagnostica per immagini, supporto alle decisioni cliniche, refertazione automatizzata, gestione operativa, telemedicina, robotica — ciascuna con competenze, infrastrutture e inquadramenti legali propri.
La gestione delle risorse umane rappresenta un nodo cruciale per la capacità del Servizio Sanitario Nazionale di rispondere in modo efficace alla domanda di salute. La carenza di personale qualificato, la necessità di motivazione e retention, e la complessità dei diversi contesti territoriali richiedono un modello che permette di autonomia manageriale e standard nazionali.