L’Italia assiste meno di 300.000 anziani nelle strutture residenziali, a fronte di almeno 3 milioni che avrebbero bisogno di cure continuative. Un divario enorme che scarica il peso delle cure sulle famiglie, ignora le nuove tecnologie e produce oltre 200.000 posti letto abusivi in strutture nella quali l’assistenza è, di fatto, esclusivamente alberghiera ed incapace di rispondere ai bisogni sanitarie e riabilitativi degli ospiti.
Negli ultimi anni la sanità integrativa ha registrato una crescita rilevante, sia in termini di platee di copertura sia di volumi di prestazioni erogate. Questa espansione, tuttavia, non è stata accompagnata da un’evoluzione uniforme dei modelli: coesistono fondi, casse, mutue, soluzioni assicurative e reti di provider con gradi molto diversi di strutturazione, governance e capacità di presa in carico. La conseguenza è una disomogeneità che alimenta un dibattito spesso polarizzato sulla “funzione” della sanità integrativa: da un lato la visione che la riduce a canale privatistico o sostitutivo, dall’altro l’aspettativa che possa essere leva complementare e sussidiaria del SSN.