L’Italia assiste meno di 300.000 anziani nelle strutture residenziali, a fronte di almeno 3 milioni che avrebbero bisogno di cure continuative. Un divario enorme che scarica il peso delle cure sulle famiglie, ignora le nuove tecnologie e produce oltre 200.000 posti letto abusivi in strutture nella quali l’assistenza è, di fatto, esclusivamente alberghiera ed incapace di rispondere ai bisogni sanitarie e riabilitativi degli ospiti.
Le conseguenze, però, ricadono sull’intero sistema sanitario: oltre il 77% degli anziani nei reparti di medicina ha più di 70 anni. Oltre due milioni e mezzo di giornate di degenza improprie ogni anno comportano un costo enorme. Per di più, l’ospedalizzazione peggiora la deambulazione, accelera la sarcopenia, favorisce le lesioni da decubito e la denutrizione peggiorando la condizione dell’anziano ricoverato. Il Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025–2027 ha aperto un cantiere, ma la continuità tra assistenza sanitaria e sociale rimane incompiuta, e i livelli essenziali delle prestazioni sociali non risultano ancora adeguatamente definiti. A fronte del quadro demografico, che farà peggiorare ulteriormente la situazione, quali sono le risposte tecnologiche, gli interventi di umanizzazione, le possibilità assicurative e le scelte di governance necessarie a arginare il pesso sociale e sanitario della non autosufficienza?