Semplificando il lavoro dei professionisti e trasformando le infrastrutture tecnologiche da sistemi prevalentemente amministrativi a sistemi di cura, diranno, probabilmente, gli esperti di programmazione sanitaria raccolti a Welfair. Ma per farlo bisogna accettare che tecnologia non è mai neutra. Un sistema digitale che porta un vantaggio clinico-assistenziale, che fa lavorare meglio i professionisti attorno al paziente, è una buona innovazione. Altrimenti, è un ‘rumore tecnologico’ che duplica il lavoro e spreca le risorse. Per questo tutte le innovazioni che si vogliono introdurre debbono necessariamente essere validate da dati coerenti clinici e di sostenibilità economica.
La “sanità pubblica” e la “sanità integrativa” sono due presenze rilevanti nel sistema salute italiano. Fino ad oggi lo sviluppo di quella “integrativa” non è stato gestito e coordinato in modo adeguato dai diversi interlocutori pubblici e privati.
La sanità non va pensata sull’oggi ma sulla società e la tecnologia dei prossimi 10 anni. Quanti anziani avranno bisogno di cure? Dove sarà arrivata la domotica a casa? Come si trasformeranno le professioni sanitarie? Che forma avranno gli ospedali. Avrà ancora senso parlare di territorio? Quanto crescerà l’impatto del supporto alla decisione diagnostica? Quale risposta alla crescita della non autosufficienza verrà dalle tecnologie e che tecnologie vanno messe in progettazione ora affinché cambino le cure e la presa in carico del domani? Quale il ruolo dei digital twins?