Semplificando il lavoro dei professionisti e trasformando le infrastrutture tecnologiche da sistemi prevalentemente amministrativi a sistemi di cura, diranno, probabilmente, gli esperti di programmazione sanitaria raccolti a Welfair. Ma per farlo bisogna accettare che tecnologia non è mai neutra. Un sistema digitale che porta un vantaggio clinico-assistenziale, che fa lavorare meglio i professionisti attorno al paziente, è una buona innovazione. Altrimenti, è un ‘rumore tecnologico’ che duplica il lavoro e spreca le risorse. Per questo tutte le innovazioni che si vogliono introdurre debbono necessariamente essere validate da dati coerenti clinici e di sostenibilità economica.
La trasformazione digitale del sistema sanitario sta ampliando in modo significativo la superficie di attacco informatica, rendendo la cybersicurezza un tema strategico per la governance clinica e organizzativa. Le strutture sanitarie gestiscono dati ad altissimo valore (clinici, amministrativi e genetici) che risultano particolarmente appetibili: una cartella clinica può valere sul dark web fino a decine di volte più di una carta di credito.
Fissare il perimetro della responsabilità civile non significa erigere limiti per la tecnologia: significa, al contrario, erigere l’intelaiatura portante sulla quale diramare la sua diffusione. Ciò che ha chiari confini di responsabilità, infatti, può essere assicurato; ciò che può essere assicurato può essere venduto, operato e diffuso in maniera sicura ed omogenea.



