Fissare il perimetro della responsabilità civile non significa erigere limiti per la tecnologia: significa, al contrario, erigere l’intelaiatura portante sulla quale diramare la sua diffusione. Ciò che ha chiari confini di responsabilità, infatti, può essere assicurato; ciò che può essere assicurato può essere venduto, operato e diffuso in maniera sicura ed omogenea.
Nell’AI in sanità la chiarezza nella responsabilità è più apparente che reale. La Legge 132/2025 – che recepisce l’AI ACT europeo – attribuisce la responsabilità finale al medico. Ma è una fondazione insicura perché i medici, seppure inizialmente rassicurati nel primato del loro ruolo, ben presto realizzeranno il rischio insito nel prendere decisioni basate (o in opposizione) al parere di sistemi informatici sui processi dei quali non hanno ben poco o nullo controllo. Ad emergere sarà, invece, la forte disparità tra il bacino di informazione ed esperienza al quale potranno attingere i sistemi AI e i giovani medici rispettivamente, riducendo progressivamente il perimetro sostanziale delle libertà di scelta di questi ultimi.
Non sono queste le basi sulle quali fondare una diffusione omogenea, sicura e concorde dell’AI in sanità. Ci sono, anzi, i presupposti per generare resistenze e incertezze tra gli stessi sanitari che, sulla carta, dovrebbero essere i primi beneficiari del supporto al percorso decisionale e della semplificazione burocratica.
Obiettivo del tavolo sarà riunire ingegneri informatici, medici ed esperti di etica e di diritto per elaborare una proposta di responsabilità dell’AI basata sulle condizioni reali del suo impiego in sanità.
Una proposta che porti ad una più equilibrata divisione delle responsabilità e del peso assicurativo, con l’obiettivo ultimo di favorire l’adozione e l’impatto benefico di una tecnologia trasformativa ma tutt’altro che neutra.