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Roma Welfair

16 ottobre 2026
16 ottobre 2026
14:30 - 17:00
Spazio 3
Sicurezza

L’umanizzazione è una strategia di sistema: misurare, formare e governare la cura della relazione

L’edizione 2025 di Welfair ha evidenziato un consenso ormai solido: l’umanizzazione delle cure non è soltanto un valore etico e relazionale, ma un fattore di sicurezza, efficacia ed efficienza. La qualità della relazione terapeutica incide sull’aderenza ai trattamenti, sulla riduzione degli errori, sui tempi di recupero e sulla prevenzione del burnout. Per questo deve diventare una strategia di sistema, da organizzare, misurare e governare.
La sfida per il 2026 è comprendere perché, nonostante le evidenze, l’umanizzazione fatichi ancora a trasformarsi in una pratica strutturata e scalabile. Il primo nodo riguarda la crisi degli operatori. In un SSN segnato da carenza di personale, abbandoni e difficoltà di attrazione, non è possibile migliorare l’esperienza del paziente senza occuparsi anche di quella di chi cura. Un sistema realmente umanizzato deve creare condizioni di lavoro in cui ascolto, empatia e relazione siano sostenibili nel tempo.

Il secondo nodo è la misurazione. Gli indicatori tradizionali, concentrati su volumi, costi e tempi di attesa, non rilevano pienamente la qualità relazionale della cura. Eppure, esistono strumenti per valutare la Patient Experience, la comunicazione clinica, il compassion fatigue e l’impatto dell’isolamento sociale. La questione è integrarli nei sistemi decisionali, nei criteri di accreditamento e nei meccanismi di finanziamento.
Il terzo nodo è l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione. La tecnologia può restituire tempo alla relazione, automatizzando attività documentali, sintetizzando informazioni cliniche e semplificando processi logistici. Ma il beneficio esiste solo se il tempo liberato viene reinvestito nella cura della persona e non assorbito da nuovi adempimenti.
A questi temi si aggiunge la solitudine, ormai riconosciuta come determinante di salute. L’isolamento degli anziani accelera il declino cognitivo, aumenta i rischi clinici e favorisce l’ospedalizzazione. L’umanizzazione riguarda, quindi, non solo il colloquio tra medico e paziente, ma l’intera rete di prossimità: Case della Comunità, assistenza domiciliare, servizi sociali, comunità di supporto e Terzo Settore.
La tavola rotonda 2026 nasce per trasformare questa visione in un’architettura concreta: indicatori condivisi, formazione alle competenze relazionali e modelli di governance capaci di mettere la persona al centro senza compromettere la sostenibilità. L’obiettivo è fare dell’umanizzazione non più un tema da convegno, ma un parametro stabile di qualità e responsabilità del sistema.
Coordinato da
Domenico Scopelliti
Presidente SMILE HOUSE Fondazione ETS
Relatori
Sara Albolino
Direttrice Unità Operativa Complessa (UOC) Organizzazione, Sviluppo e Qualità, Azienda Ospedaliero-Universitaria (AOU) Policlinico Umberto I
Paolo Arangio
Chirurgo maxillo-facciale presso l’Ospedale San Filippo Neri di Roma; Coordinatore clinico di Smile House Roma
Guido Biasco
Professore Alma Mater, Oncologia Medica, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università degli Studi di Bologna
Andrea Conti
Ricercatore Dipartimento di Medicina Traslazionale, Università del Piemonte Orientale
Luca Degani
Presidente UNEBA (Unione Nazionale Istituzioni e Iniziative di Assistenza Sociale); rappresentante delle strutture socio-sanitarie non profit (RSA, centri diurni, strutture per disabili)
Hans Härting
Managing Director Black Elephant
Vincenzo La Regina
Dirigente SIVEAS Ministero della Salute
Barbara Porcelli
Direttore UOC Personale di Assistenza e Riabilitazione Dipartimento professioni Sanitarie ASL Roma 4
Maria Pia Ruggieri
Consigliera Salutequità
Don Francesco Savino
Vescovo di Cassano dello Jonio. Vicepresidente per Italia meridionale della Conferenza Episcopale Italiana
Rosanna Volpe
Giornalista
Salvatore Zaffina
Direttore Scientifico Gruppo Sanitario QSA Prof. a contratto di Medicina del Lavoro