L’importanza della scienza per valutare con lucidità l’impatto sulla salute di cibi ultra-processati, alimenti fortificati, alcool e prodotti animali: è questo l’orizzonte di un appuntamento a Welfair, fiera del fare sanità che punta ad un consenso tra scienziati e stakeholder su come inquadrare senza estremismi la relazione tra prevenzione, invecchiamento in salute e alimentazione.
L’importanza della scienza per valutare con lucidità l’impatto sulla salute di cibi ultra-processati, alimenti fortificati, alcool e prodotti animali: è questo l’orizzonte di un appuntamento a Welfair, fiera del fare sanità che punta ad un consenso tra scienziati e stakeholder su come inquadrare senza estremismi la relazione tra prevenzione, invecchiamento in salute e alimentazione.
Se, infatti, questa relazione è comprovata oltre ogni ragionevole dubbio dalla letteratura scientifica, non tutti gli studi scientifici confermano i rischi di ogni singolo alimento divenuto, ormai, proverbialmente dannoso sui mezzi di informazione e non solo.
L’alcool, per esempio, è chiaramente oncongeno in modelli sperimentali. Ma la supposta patogenicità non si riscontra con l’attesa chiarezza negli studi epidemiologici su ampie popolazioni, specie quando un consumo moderato è incluso in diete sane come quella Mediterranea.
I cibi ultra-processati, d’altro lato, sono finiti sotto la lente di ingrandimento della letteratura americana. Eppure, recenti studi europei fanno supporre che l’elemento centrale per la salute sia più lo stile di vita che si associa al loro consumo più che il consumo stesso. Una piccola quantità di alcuni cibi ultra-processati per essere più stabili ed arricchiti in micronutrienti, con il giusto stile di vita potrebbe, addirittura, avere effetti benefici.
Questa impostazione del confronto non vuole essere, è ovvio, un invito a consumare cibi insalubri o bevande alcoliche in maniera più che moderata. Quella che si pone è, però, una domanda rilevante su più livelli: è giustificato, dal punto di vista scientifico, eliminare intere classi di alimenti dalla dieta?
È una domanda che ha un impatto diretto sull’approccio terapeutico: lo dimostra l’incremento preoccupante di osteoporosi e sarcopenia nelle pazienti oncologiche alle quali è stato tolto l’apporto di latte e carne. È una domanda che ha un impatto sulla comunicazione e divulgazione sanitaria. Ed è una domanda che un impatto sociale perché l’eliminazione completa di alcune classi di alimenti tradizionali potrebbe avere un costo economico e culturale non giustificato dalla loro supposta patogenicità.
Questa, in definitiva, è una domanda di salute pubblica di grandissima attualità e rilevanza socio-sanitaria. Una domanda difficile e sensibile alla quale Welfair offre la sua formula caratteristica: l’analisi multidisciplinare della complessità partendo dall’evidenza scientifica riunendo l’esperienza di attori e attrici esperti votati a trovare una risposta che migliori i percorsi di cura, rafforzi la prevenzione, e renda più efficace e veritiera la divulgazione.