Il problema clinico. La malnutrizione e la cachessia neoplastica non sono un effetto collaterale marginale: incidono direttamente su tossicità da trattamento, risposta terapeutica, esiti chirurgici e sopravvivenza. Le linee guida pratiche ESPEN sulla nutrizione clinica nel cancro hanno formalizzato un percorso strutturato di screening del rischio nutrizionale, valutazione dello stato nutrizionale e interventi mirati per fase di malattia. In Italia, le linee guida AIOM 2024 — elaborate insieme a SINPE, SICO, ASAND, AIRO, FNOPI e FAVO — hanno consolidato questo approccio multidisciplinare per il supporto nutrizionale del paziente in terapia attiva. Eppure, nella pratica quotidiana, questo sapere resta spesso confinato agli addetti ai lavori e raramente raggiunge in modo strutturato il paziente e i professionisti di prima linea.
Dove interviene la nutrizione funzionale. Accanto alla nutrizione clinica “classica” — calcolo del fabbisogno calorico-proteico, gestione della disfagia, supporto artificiale quando necessario — si sta consolidando un secondo livello di intervento, quello della nutrizione funzionale: l’uso mirato di nutrienti specifici (arginina, omega-3, nucleotidi, HMB) nell’immunonutrizione perioperatoria e nella prevenzione della perdita di massa magra, con dati di efficacia ormai consolidati su composizione corporea, tolleranza al trattamento e qualità di vita.
La nutraceutica: un capitolo affascinante, da maneggiare con rigore. È qui che si apre uno dei fronti più stimolanti — e insieme più delicati — del dibattito scientifico attuale: il ruolo dei nutraceutici (polifenoli, curcumina, composti bioattivi da frutta e verdura) come possibili coadiuvanti nella prevenzione e nel supporto al paziente oncologico. I dati preclinici sui meccanismi molecolari (modulazione di NF-κB, COX-2, pathway infiammatori) sono solidi e affascinanti; la traduzione clinica resta invece limitata da studi di piccole dimensioni, bassa biodisponibilità di molte molecole e disegni sperimentali eterogenei. È esattamente il tipo di tema che un tavolo tecnico multidisciplinare può maneggiare con l’onestà scientifica che merita: separare il razionale biologico plausibile dalle evidenze cliniche ancora da consolidare, senza cadere né nello scetticismo aprioristico né nell’entusiasmo acritico.
Il modello integrato e l’esperienza sul campo. Il valore aggiunto di questo tavolo è portare in dialogo la letteratura con l’esperienza reale: il lavoro svolto a Catania con i pazienti oncologici della LILT rappresenta un esempio di come un modello che integri dieta, attività fisica, mindfulness e dimensione relazionale — in un’ottica One Health che lega salute umana, alimentazione e ambiente (stagionalità, filiera corta, impatto degli allevamenti intensivi) — possa tradursi in benefici concreti su qualità di vita e sostenibilità del percorso di cura, oltre che in un modello esportabile su altri territori.