L’arte e l’esperienza estetica hanno un impatto misurabile sulla salute e possono alleggerire il peso sulla sanità – in particolare quella territoriale – aumentando, assieme al benessere individuale, anche l’aderenza e la risposta alle terapie, la qualità dello stile di vita e delle relazioni, nonché contribuendo alla prevenzione delle malattie e dei disagi psicologici. Ma come misurare scientificamente questo impatto?
L’arte e l’esperienza estetica hanno un impatto misurabile sulla salute e possono alleggerire il peso sulla sanità – in particolare quella territoriale – aumentando, assieme al benessere individuale, anche l’aderenza e la risposta alle terapie, la qualità dello stile di vita e delle relazioni, nonché contribuendo alla prevenzione delle malattie e dei disagi psicologici. Ma come misurare scientificamente questo impatto? Il Cultural Welfare e la sua derivazione, la prescrizione sociale, sono trattati diffusamente nella letteratura internazionale. Meno in Italia, dove il recente Protocollo sottoscritto tra Ministero della Salute e Ministero della Cultura apre la porta ad un riconoscimento formale di una pratica già ampiamente diffusa, ma ancora frammentata tra istituzioni sanitarie, culturali, enti locali e terzo settore. Le più recenti ricognizioni nazionali mostrano infatti l’esistenza di una vasta costellazione di esperienze e progettualità già attive nel nostro Paese. La sfida oggi non è soltanto comprenderne e misurarne l’impatto, ma interrogarsi su come trasformare queste iniziative in una vera infrastruttura di prescrizione sociale integrata nei servizi territoriali, in coerenza con gli obiettivi di prossimità, integrazione e presa in carico multidimensionale promossi dal DM 77. Come integrare formalmente nel tessuto socio-sanitario un’innovazione che si trova al crocevia delle grandi direttrici dell’umanizzazione, dell’empowerment e della sicurezza delle cure, portando l’Italia a costruire una nuova alleanza tra bellezza, patrimonio e salute?Questa è la domanda che il tavolo a Welfair si pone, riunendo un orizzonte di stakeholder istituzionali, sanitari e culturali per avanzare proposte concrete che trasformino tante singole iniziative in un patrimonio condiviso sul quale costruire una risposta comune. Obiettivo del tavolo, infatti, sarà contribuire, in chiave di integrazione socio-sanitaria, al raccordo tra istituzioni, sanità, enti locali, cultura e terzo settore, nell’ottica di favorire il passaggio dalle singole esperienze e sperimentazioni a modelli organizzativi replicabili, sostenibili e valutabili, capaci di diventare parte integrante dei servizi territoriali.