L’Antimicrobial Stewardship non riguarda soltanto il “usare meno antibiotici”, ma il usare meglio gli antibiotici: nel momento giusto, con la molecola corretta, alla dose adeguata e per il tempo necessario. È una pratica di responsabilità clinica e organizzativa, perché tutela insieme il singolo paziente e la comunità
L’Antimicrobial Stewardship non riguarda soltanto il “usare meno antibiotici”, ma il usare meglio gli antibiotici: nel momento giusto, con la molecola corretta, alla dose adeguata e per il tempo necessario. È una pratica di responsabilità clinica e organizzativa, perché tutela insieme il singolo paziente e la comunità.
Gli impatti si possono misurare: riduzione delle infezioni, delle richieste di risarcimento, dell’impiego dei costosi antibiotici di ultima istanza.
Ma se l’Antimicrobial Stewardship è una pratica olistica con impatti olistici, allora la sua implementazione deve passare attraverso un’organizzazione capace di mobilitare e sensibilizzare tutti gli attori e le attrici dell’orizzonte sanitario, pazienti compresi, sia nel setting ospedaliero, che territoriale e domestico.
Quali esempi esistono in Italia di Antimicrobial Stewardship globale, come si misurano i loro impatto e come si possono replicare a livello nazionale?
Un tavolo di confronto tra Gestori del Rischio, amministratori sanitari ed esperti di ICA per costruire consenso e condividere pratiche di eccellenza nell’arginare una delle principali minacce per la salute pubblica. Con oltre 35.000 decessi l’anno in Europa attribuiti a infezioni da batteri resistenti, la stewardship diventa una leva concreta di qualità, sicurezza e sostenibilità del Servizio sanitario.