Semplificando il lavoro dei professionisti e trasformando le infrastrutture tecnologiche da sistemi prevalentemente amministrativi a sistemi di cura, diranno, probabilmente, gli esperti di programmazione sanitaria raccolti a Welfair. Ma per farlo bisogna accettare che tecnologia non è mai neutra. Un sistema digitale che porta un vantaggio clinico-assistenziale, che fa lavorare meglio i professionisti attorno al paziente, è una buona innovazione. Altrimenti, è un ‘rumore tecnologico’ che duplica il lavoro e spreca le risorse. Per questo tutte le innovazioni che si vogliono introdurre debbono necessariamente essere validate da dati coerenti clinici e di sostenibilità economica.
Come distinguere tra le tante possibilità disponibili? Come integrare le numerose ma frammentate iniziative spot in un quadro replicabile? E come pianificare la corretta integrazione tra esigenze quotidiane di operatori e pazienti nei processi socioassistenziali e tecnologie disponibili. La risposta è cascata di decisioni che riguardano l’infrastruttura tecnologica (banda, 5G, PNT), organizzativa (erogazione servizi, HTA) e professionale (formazione; cyber sicurezza).
Quello che emerge è la necessità di un metodo dell’innovazione: ogni progetto dovrà essere scalabile, aperto a successive implementazioni e, soprattutto, validato da una prova sperimentale che confermi le potenziali ricadute sia in termini di benessere e salute per il cittadino – parte attiva e compartecipante del processo di innovazione – che di sostenibilità economica.
Costruire un’infrastruttura coerente significa vincere la sfida della Governance clinica – la cenerentola delle Governance connesse all’innovazione –; dell’economia e della pianificazione sanitaria adattando la digitalizzazione alle azioni di cura e non alle piattaforme esistenti.
È una sfida difficile ma dalla quale deriva, in ultima analisi, la capacità del SNN di offrire all’invecchiamento della popolazione una risposta strategica sulla quale basare la sanità dell’immediato futuro, ovvero, quella chiamata a formulare una risposta socio-sanitaria territoriale adeguata, capace di individuare le cause emergenti sia delle malattie che degli stadi acuti, e attiva sia sulla gestione che sulla prevenzione delle cronicità.