Roma Welfair

16 ottobre 2026
16 ottobre 2026
10:30-13:00
Spazio 2
Prevenzione e Invecchiamento in salute

Prevenzione globale: chiarire il perimetro; mappare criticità e esempi virtuosi; proporre un modello nazionale di presa in carico diffusa, personalizzata e interoperabile

La Prevenzione Globale può essere intesa come un cambio di paradigma: non è più la persona a dover raggiungere il luogo della cura, ma è il sistema della cura e della prevenzione a doverla seguire, in modo coerente, continuo e adattivo. Significa immaginare un setting assistenziale “dematerializzato”, fatto di dati, regole, servizi, accessi, professionisti e standard organizzativi in grado di restare accanto al cittadino mentre si sposta tra casa, lavoro, scuola, spazi pubblici, strutture sanitarie e territori diversi.

 

 

La portata innovativa del concetto, però, va oltre il digitale. La Prevenzione Globale chiama in causa anche la personalizzazione dei contesti e l’adeguamento dell’organizzazione pubblica e privata ai bisogni reali delle persone. Vuol dire, per esempio, progettare ambienti, servizi e modalità di fruizione che riducano l’esposizione ai rischi e alle barriere: dalla qualità dell’aria nei luoghi di attività fisica – come le palestre -, alla configurazione degli spazi pubblici per soggetti fragili o allergici – vedi la scelta delle piante nei parchi -, fino alla possibilità di mantenere continuità terapeutica, nutrizionale o assistenziale anche fuori dal proprio territorio abituale. In questo senso, la prevenzione non coincide solo con l’atto sanitario, ma con la capacità del sistema di anticipare il bisogno, rimuovere ostacoli, adattare le risposte e rendere più semplice la vita della persona. È una visione coerente con l’approccio One Health del Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025, che collega salute umana, ambiente, ecosistemi, condizioni sociali e governance intersettoriale.

Questa evoluzione è già visibile in diversi cantieri aperti del sistema salute italiano.

Il tavolo nasce dunque con un’ambizione precisa: trasformare un insieme di sperimentazioni, intuizioni e buone pratiche in una proposta metodologica nazionale. Non solo mettere in fila casi virtuosi, ma interrogarsi su quali condizioni rendano queste esperienze replicabili: quali standard minimi di interoperabilità servono; quali meccanismi di governance possono garantire uniformità senza comprimere l’autonomia dei territori; quali alleanze tra sanità, sociale, scuola, urbanistica, sport, farmacie, terzo settore e industria possono generare un ecosistema realmente preventivo; quali indicatori consentano di misurare non solo l’attività erogata, ma il valore prodotto in termini di accessibilità, aderenza, equità, continuità e qualità di vita.

In questo quadro, il tavolo può porsi tre obiettivi strategici. Il primo è chiarire il perimetro della Prevenzione Globale. Il secondo è mappare i nodi critici che oggi impediscono la scalabilità delle esperienze e il terzo è produrre un esito utile, cioè una cornice di metodo condivisa che aiuti territori e decisori a leggere, progettare e replicare interventi di prevenzione globale in modo coerente.